Dovrei continuare a giocare d’azzardo contro chi non può permettersi di perdere?, Massimo Pigliucci [dalla rubrica “Consigli stoici” del blog “How to be a stoic“]

M. scrive: “Sono un aspirante stoico e mi piacciono veramente i post sul tuo blog. Ho una mente analitica e di professione facevo lo psicologo per cui mi piace la riflessione, e la capacità di leggere le persone è importante per giocare a poker con successo. Amo anche la sfida e la natura competitiva del gioco. Sono fortunato a non aver bisogno di denaro, per cui non è per denaro che gioco. Infatti, tutti i proventi delle mie proprietà vanno in beneficenza una volta soddisfatte le necessità familiari. Il mio dilemma morale riguarda il giocare (e possibilmente vincere) contro persone che giocano con denaro che non possono permettersi di perdere. Uno stoico smetterebbe di giocare a poker nelle sale da gioco o nei casinò?.”

Massimo Pigliucci – È una buona domanda, e direi che la risposta è chiaramente un sì. Naturalmente, non puoi controllare ciò che le altre persone fanno, quindi è anche possibile che allontanandoti da questa attività non eviterai a nessuno la rovina finanziaria. Per quanto sia tu ad avere il controllo sul tuo giudizio e sulle tue decisioni, io non vedo nei principi stoici nessun sostegno a favore di questa pratica e alcune palesi ragioni contrarie.

La considerazione più ovvia al riguardo è, naturalmente, attraverso la lente degli indifferenti preferibili e non preferibili [1]. Mi sembra che il piacere di giocare a poker per rilassarsi sia un (debole) indifferente preferibile, nel senso che non migliora la tua virtù, tuttavia è un modo per svagarsi ed acuire anche le proprie capacità analitiche, cose entrambe che contribuiscono indirettamente alla virtù. Dopotutto, Epitteto andava ai bagni per diletto (Enchiridion 4).

(Io penso che la mente umana abbia bisogno di rilassarsi e intrattenersi perchè l’individuo mantenga una mente sana, e questa serve per poter giungere a giudizi virtuosi.)

Il problema è che portar via denaro a persone eventualmente dipendenti dal gioco con il rischio di una loro rovina finanziaria, è più che un indifferente non preferibile… è un esempio di comportamento non virtuoso. Qui sembra appropriato citare Marco Aurelio:

“Lavora: ma non con l’aria della vittima né per farti compatire o ammirare; desidera, invece, una cosa soltanto: muoverti e trattenerti come richiede la ragione della socialità.” (Riflessioni, IX.12) [2]

Oppure questa:

“Come tu stesso sei parte nel realizzare una compagine sociale, così pure ogni tua azione sia parte nel realizzare la vita sociale.” (Riflessioni, IX.23) [2]

I motivi sociali e la vita sociale non chiedono certo di sostenere le ossessioni che possano causare problemi finanziari alle persone e alle loro famiglie. Proprio all’opposto.

Un altro modo per considerare la cosa è che, potenzialmente, nell’approfittarsi di un compagno umano nella ricerca di svago si viola la dottrina dell’oikeiosis [3] come espressa da Ierocle (mi scuso per la lunghezza della citazione):

“Ciascuno di noi è, per così dire, circoscritto da molti cerchi; alcuni di questi sono piccoli, altri più larghi, e alcuni racchiudono ed altri sono racchiusi, secondo le diverse e ineguali abitudini che abbiamo gli uni verso gli altri. Per quanto riguarda il primo cerchio, che è anche il più prossimo, è quello delle nostre facoltà mentali, e anche il nostro corpo e tutto ciò che si presume sia per il bene del nostro corpo… Il secondo e successivo, che sta a una maggiore distanza dal centro e ingloba il primo cerchio, è quello in cui si pongono i genitori, i fratelli, la moglie e i figli. Il terzo cerchio dal centro è quello che contiene gli zii, le zie, i nonni e le nonne, e i nipoti… Ma il cerchio maggiore e più grande, il cerchio che racchiude tutti gli altri cerchi, è quello dell’intera razza umana… È lo scopo di colui che cerca di comportarsi in modo appropriato rispetto a ognuna di queste relazioni di riavvicinare, in un certo qual modo, i cerchi esterni a quello centrale, sforzandosi sempre e seriamente di trasporre la propria attenzione sui numerosi individui contenuti nei cerchi esterni a quello più interno.”

Ierocle continua con alcuni consigli pratici su come iniziare a “contrarre” i cerchi:

“Occorre, ugualmente, adottare la giusta considerazione per l’uso in generale degli appellativi, chiamando cugini, zii e zie con il nome di fratelli, padri e madri;  e riguardo ad altri parenti, di chiamarli zii, o cugini, a secondo delle loro età, facendo uso dell’ampia accezione di questi termini. Nell’appellarli in tal modo, sarà chiara la nostra solerte attenzione nei confronti di ciascuno di questi parenti; allo stesso tempo ciò sarà da stimolo ad applicarci ancor di più, per così dire, alla contrazione dei cerchi sopra citati.”

Quindi, se tu pensi veramente alle persone con cui giochi a poker come a tuoi fratelli e tue sorelle, li sottoporresti, in piena coscienza, al rischio di una rovina economica per soddisfare il piacere che provi ad esercitare le tue capacità analitiche? Per fortuna, la risposta è semplice: gioca a poker senza denaro, o solo con poste nominali. Allora non farai nulla di non virtuoso, e potrai continuare a trarre piacere dal gioco. —-

Traduzione: Paola (con revisione dall’autore)

Testo originale: Should I keep playing poker against people who can’t afford to lose?

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Note

[1] ] The Stoic spectrum and the thorny issue of preferred indifferents

[2] A se stesso (Pensieri) – a cura di Patrizio Sanasi, Edizioni Acrobat (ndt)

[3] Oikeiosis (dal greco οικεῖος), termine introdotto dai filosofi stoici per indicare la realizzazione, il fine ultimo degli esseri viventi che, secondo gli stoici, è la conoscenza del proprio io tramite la synaesthesis, ovvero la percezione interna. [https://it.wikipedia.org/wiki/Oikeiosis] (ndt)