Ray KurzweilLa tecnologia dell’intelligenza universale, Ray Kurzweil

Intervista di Melissa Hoffman (2008)

Ray Kurzweil, scienziato informatico, inventore, imprenditore di successo e scrittore, è uno dei più importanti futurologi degli Stati Uniti. Nominato Presidente onorario per l’innovazione alla Conferenza della Casa Bianca sulla piccola impresa nel 1986, è l’inventore, tra l’altro, della prima macchina per leggere per i non vedenti e, attraverso una collaborazione con Stevie Wonder, del primo sintetizzatore musicale in grado di ricreare il suono di un pianoforte a coda.

Nel 1999 è stato insignito della Medaglia Nazionale per la Tecnologia – l’onorificenza più elevata in questo settore – dal Presidente Clinton. Inoltre, ha ottenuto plauso internazionale con il libro The Age of Spiritual Machines: When Computers Exceed Human Intelligence, oggi tradotto in nove lingue.

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Melissa Hoffman: La specie umana sta vivendo cambiamenti senza precedenti in quasi ogni campo – tecnologico, ecologico, sociale e politico – e tutto ciò sta avvenendo a scala globale. Dal tuo punto di vista di futurologo, inventore e imprenditore, puoi descrivere quali mutamenti sono in atto, secondo te, e quali si verificheranno nel futuro?

Ray Kurzweil: Il cambiamento più importante che la mia attività di inventore mi ha portato a scoprire è il fatto che la velocità dei cambiamenti sta aumentando. Secoli fa, la gente pensava che nulla dovesse mai cambiare; le persone si aspettavano che i nipoti facessero la stessa vita dei nonni, e queste aspettative venivano quasi sempre confermate. All’alba della rivoluzione industriale, due secoli fa, tutto ciò è cominciato a cambiare. Ma oggi la gente pensa ancora che il tasso dei cambiamenti sia costante. In realtà, non lo è.

Vedi, l’evoluzione funziona per vie indirette. Crea alcune risorse, e le usa per generare lo stadio successivo. Ecco perché la sua velocità sta aumentando. I cambiamenti, di fatto, sono in crescita esponenziale, e secondo i miei calcoli, a ogni decennio stiamo raddoppiando il tasso di sviluppo.

Ciò vuol dire che il ventesimo secolo equivale a venti anni di cambiamenti all’attuale tasso; nei prossimi venti anni compiremo cinque volte lo sviluppo del ventesimo secolo. Nel ventunesimo secolo faremo ventimila anni di sviluppo, ovvero avremo progressi tecnologici mille volte più grandi di quelli visti nel ventesimo secolo. Il cambiamento esponenziale è qualcosa di veramente esplosivo.

Melissa Hoffman: Senza alcun dubbio.

Ray Kurzweil: E posso dirti con certezza che pochissimi futurologi, quando pensano o parlano del futuro, prendono in considerazione questo fatto. Esso fa una profonda differenza. Tra cinquanta anni il mondo sarà completamente diverso; tra cento anni sarà inconcepibilmente diverso da adesso. Ma quando i futurologi pensano ai prossimi cinquanta anni, si chiedono: “OK, a quali tipi di cambiamento abbiamo assistito negli ultimi cinquanta anni?”. Su questo basano le previsioni per i prossimi cinquanta anni. Ma nei prossimi cinquanta anni vedremo un numero di cambiamenti trenta volte più grande di quello degli ultimi cinquanta anni, a causa della crescita esponenziale. È impossibile sottolineare abbastanza l’importanza di questo fatto.

Per esempio, quando è stato annunciato per la prima volta il Progetto Genoma Umano, quindici anni fa, molti commentatori autorevoli hanno detto: “È impossibile riuscire a sequenziare il genoma umano in quindici anni. Usando le attrezzature più avanzate, l’anno scorso siamo riusciti a fare solo un millesimo del progetto”. E questo è stato quindici anni fa. Ma la velocità di sequenziazione del DNA è raddoppiata di anno in anno e, fatto interessante, la maggior parte del lavoro è stata fatta negli ultimi diciotto mesi del progetto.

Mettendo insieme tutte queste tendenze, si hanno delle implicazioni notevoli. Una delle più importanti è che entro venticinque anni avremo completato il “reverse engineering” del cervello umano, il che vuol dire che avremo compreso i suoi principi operativi in modo dettagliato, e saremo in grado di simulare meccanicamente il suo funzionamento. Adesso siamo nelle prime fasi, all’incirca come ci trovavamo con il progetto genoma dodici anni fa.

Quindi, tra circa venticinque anni avremo minuscoli computer, dal costo di pochi dollari, in grado di emulare le funzioni del cervello, e sapremo inserirli nel corpo umano senza chirurgia, in modo non invasivo. Oggi, per esempio, ci sono già stati quattro convegni su quelli che vengono chiamati “bioMEMS”, cioè i Sistemi meccanici microelettronici biologici. Essi sono piccoli robot, grandi quanto i globuli umani, che vengono immessi nel nostro flusso sanguigno. Uno scienziato ha curato il diabete di tipo uno nei topi iniettando nel loro sangue dei congegni in grado di secernere insulina e bloccare gli anticorpi.

Se facciamo le proiezioni al 2030, quando tutte queste tendenze di cui ho parlato saranno giunte a maturazione, saremo in grado di mettere nel nostro sangue miliardi e miliardi di questi nanobot cellulari. Essi saranno in grado di comunicare tra loro e con Internet (che allora sarà diffusa ovunque) attraverso una rete locale senza fili. Ma la cosa più importante sarà che essi potranno comunicare in modo non invasivo con i nostri neuroni biologici. Di fatto, la comunicazione tra l’elettronica e i neuroni è già stata dimostrata.

Dunque, tutte queste sono indicazioni sulla direzione in cui riusciremo a espandere l’intelligenza umana, che è, per me, il cambiamento più importante.

Melissa Hoffman: Quello che hai descritto finora sembra suggerire che nel futuro cambieremo completamente la nostra definizione di essere umano. Quali sono alcune delle principali questioni filosofiche e spirituali che queste tecnologie solleveranno?

Ray Kurzweil: Dunque, tutto ciò ha alcune implicazioni che definirei spirituali. Una molta ovvia, che hai menzionato, è la domanda: “Cos’è un essere umano?”. Oggi, questa è una domanda spirituale. Fra trenta anni ci imbatteremo in entità non biologiche, robot, basati sul reverse engineering dell’intelligenza umana, in grado di agire e funzionare con la complessità dell’uomo. Ma anche quando parleremo con comuni esseri umani biologici, avremo di fronte entità i cui processi di pensiero non biologici potrebbero essere di più di quelli biologici.

Ricorda che l’idea di inserire dei computer nel cervello non appartiene solo al futuro. Per esempio, la FDA, l’ente statunitense per il controllo sul cibo e i farmaci, ha appena approvato un innesto che sostituisce la parte di cervello distrutta dal morbo di Parkinson. E gli innesti usati dai non udenti stanno diventando sempre più sofisticati. Oggi questi processi richiedono la chirurgia, ma grazie ai nanobot saremo in grado di fare queste cose in modo abitudinario, senza chirurgia, tra un quarto di secolo. Per cui, che cos’è umano? Non è una domanda semplice.

La risposta più importante, secondo me, è che l’uomo è una specie che cerca per sua natura di espandere il proprio orizzonte. L’uomo non si è fermato alla terraferma; non si è accontentato nemmeno del pianeta. E di certo non resteremo nei confini della nostra biologia. Per farti un altro esempio, siamo nei primissimi stadi della trasformazione dell’eredità genetica attraverso la manipolazione dei geni. Alla fine andremo al di là della biologia e della genetica per ridisegnare il corpo e il cervello umani.

Di fatto, esiste già un progetto per sostituire tutti i componenti del nostro sangue con dispositivi nanobotici. Se hai questi globuli rossi robotici – i respirociti, come li chiama lo scienziato Rob Freitas – che trattengono l’ossigeno in modo mille volte migliore dei nostri globuli rossi, puoi stare seduta sul fondo della tua piscina per quattro ore, o avere uno sprint olimpico per quindici minuti, senza mai respirare. E i globuli bianchi robotici distruggono gli agenti patogeni in modo cento, mille volte più potente dei nostri comuni globuli bianchi. Possono scaricare del software da Internet e distruggere qualsiasi tipo di elemento patogeno.

Melissa Hoffman: Pensi che gli esseri umani dovranno sviluppare nuove qualità per gestire queste enormi risorse che la tecnologia ci sta dando?

Ray Kurzweil: Sì, penso di sì. Possiamo dire che già oggi stiamo tentando di tenere sotto controllo alcune tecnologie. Le nuove tecnologie saranno incommensurabilmente più potenti di quelle che abbiamo visto finora, e possono essere di enorme beneficio. Per esempio, la nanotecnologia sarà in grado di creare qualsiasi entità fisica, compreso il cibo, partendo da materiali estremamente economici, eliminando così la povertà. Queste nuove tecnologie, alla fine, ci aiuteranno a sconfiggere la malattia, l’invecchiamento e l’inquinamento dell’ambiente. Ma avranno anche un potenziale distruttivo molto temibile. Quindi, come approfitteremo dei lati positivi tenendo sotto controllo quelli negativi? Questa è probabilmente la sfida più grande che ci troveremo di fronte.

Melissa Hoffman: Prima hai affermato che la maggior parte di noi non si rende conto della natura esponenziale o accelerata del cambiamento. Pensi che la sottostimiamo a nostro rischio?

Ray Kurzweil: Beh, penso che sia notevole il fatto che persone altrimenti giudiziose continuano a fare proiezioni sul futuro che riflettono il pensiero lineare, cosa che dà un quadro molto sbagliato. Esistono degli scenari futuri che si realizzeranno molto prima di quanto pensiamo.

Già tra dieci o quindici anni ci saranno molti più cambiamenti di quanti la gente riesce a immaginare, e data la lentezza del consenso politico e sociale, occorre cominciare a discutere maggiormente su questi temi. Dobbiamo comprendere la natura esponenziale del cambiamento. Una potenza è una funzione matematica che comincia quasi come una linea piatta: all’inizio non accade nulla di osservabile. Poi sale sempre più velocemente, fino ad arrivare al ginocchio della curva, dove improvvisamente esplode verso l’alto. E adesso siamo ai primi stadi del ginocchio della curva. Ci troviamo al punto in cui molte di queste tecnologie stanno cominciando a esplodere, e per avere un quadro realistico di cosa ci attende dobbiamo capire questo concetto.

Melissa Hoffman: Prima hai affermato che, in quanto esseri umani, cerchiamo naturalmente di espandere i nostri orizzonti, e che in futuro questo avverrà soprattutto attraverso l’espansione della nostra intelligenza. Consideri l’espansione dell’intelligenza umana un fine evolutivo in sé?

Ray Kurzweil: È una buona domanda. È come chiedere: “Qual è lo scopo della vita?”. A mio avviso, alla fine satureremo tutta la materia e l’energia della nostra area dell’universo con la nostra intelligenza, e penso che questo si potrebbe definire un fine in sé. Tutta questa materia ed energia ottuse che ci circondano si risveglieranno e diventeranno sublimemente intelligenti. Allora essa si diffonderà in tutto l’universo alla massima velocità con cui possono viaggiare le informazioni. E si può pensare che non ci vorrà molto tempo, perché possono esistere vie alternative per arrivare in altri punti dell’universo, come i “wormholes”, i cosiddetti “fori di tarli” postulati dalla Fisica. Alla fine l’intero universo, fondamentalmente, si risveglierà.

Ma non è interessante il fatto che i cosmologi non assegnano mai alcun ruolo all’intelligenza nel destino dell’universo? Piuttosto, discutono a lungo se l’universo si contrarrà in una grande crisi o si espanderà all’infinito, come se questa sorta di leggi irrazionali della fisica continuassero semplicemente ad andare avanti, simili a una grande macchina priva di intelligenza. Nessuno dice: “Aspetta un attimo, l’intelligenza potrebbe diffondersi in tutto l’universo e decidere il destino di quest’ultimo. Anche se la forza di gravità o altre forze potrebbero causare la disgregazione dell’universo, la civiltà intelligente infusa in tutto l’universo deciderebbe: «No, non sarà così. Faremo accadere qualcosa di diverso»”.

Melissa Hoffman: Alcuni scienziati e cosmologi argomentano che l’universo è già intelligente. Ma tu stai dicendo che useremo la tecnologia per introdurre la nostra intelligenza nella materia non-intelligente dell’universo, cioè parli di un risultato puramente fisico.

Ray Kurzweil: Esattamente. E questa è una forma di illuminazione. Infatti, io direi che in questo momento l’intero universo non è intelligente. Ma penso che lo diventerà attraverso il processo che ho descritto.

Melissa Hoffman: Come pensi che accadrà, a livello pratico? Riesci a immaginarlo?

Ray Kurzweil: Beh, sì. Possiamo affermare che entro questo secolo si svilupperà un’intelligenza molto superiore alla nostra. Non possiamo descriverla dettagliatamente perché, per definizione, è più intelligente di noi. Grazie al calcolo computeristico molecolare tridimensionale, organizzeremo la materia e l’energia in modo molto efficiente, fino a livello atomico. Tra circa dodici anni saremo in grado di computare con grande efficienza grazie a queste strutture molecolari tridimensionali. Esse si baseranno sul carbonio, più o meno come la vita, ma saranno milioni di volte più potenti.

Un frammento di due centimetri della circuiteria di un nanotubo, fatto di atomi di carbonio, sarà milioni di volte più potente del cervello umano. Usando questi sistemi incredibilmente piccoli di elaborazione dati, che hanno la capacità di riorganizzare la materia, alla fine potremo convertire la maggior parte della materia e dell’energia nella nostra area dell’universo in processi capaci di produrre intelligenza. E allora questa intelligenza si espanderà verso l’esterno, quasi come le informazioni, ma sarà in grado di convertire e assorbire in sé tutta la materia e l’energia che incontrerà.

Ciò che è straordinario dell’idrogeno è che, quando lo usi per produrre energia, calore e luce, l’unico sottoprodotto è l’acqua pura. Puoi berla! L’idrogeno non produce minimamente anidride carbonica. Quindi, se passassimo a questo carburante eterno, potremo potenzialmente risolvere tutti i principali problemi legati all’uso del petrolio: potremmo ridurre drasticamente il surriscaldamento globale, il Medio Oriente diventerà sempre meno importante nella geopolitica del mondo e potremmo restringere la linea di demarcazione tra gli abbienti e i non abbienti. Infatti, una volta imbrigliato, l’idrogeno è disponibile in ogni angolo del pianeta. Jeremy Rifkin

La natura crea sempre nuovi corpi per nuove frontiere; osserva la sequenza di corpi dal pesce agli anfibi, i mammiferi e l’uomo, e adesso all’uomo universale. Siamo sulla soglia di una grande novità. L’unica differenza tra noi e le altre creature che hanno sperimentato un cambiamento radicale è il fatto che stiamo entrando nel processo consciamente. Barbara Marx Hubbard, Conscious Evolution.

La comunicazione bidirezionale tra l’elettronica e i neuroni biologici è già stata dimostrata, e porterà a molti interessanti scenari. Uno è la realtà virtuale a immersione totale, che incorpora tutti i nostri sensi. Se io volessi andare nella realtà virtuale, i nanobot eliminerebbero gli stimoli provenienti dai miei sensi reali, sostituendoli con quelli che il mio cervello riceverebbe se fossi davvero nell’ambiente virtuale; a quel punto, il mio cervello avrebbe la sensazione di essere davvero in quell’ambiente.

L’ambiente virtuale potrebbe essere la ri-creazione di un luogo terrestre – per esempio, il Taj Mahal o una spiaggia mediterranea – includendone i suoni, l’aspetto tridimensionale, la sensazione dell’aria calda e umida sul volto. Potrebbe anche essere qualche luogo fantastico che esiste solo nella realtà virtuale. La progettazione di questi ambienti virtuali sarà una nuova forma di arte. Sarà possibile entrare in questi ambienti virtuali con qualcun altro e avere qualsiasi tipo di incontro, dal rapporto sessuale alla discussione di affari. Sarà possibile sintonizzarsi e sperimentare cosa si prova a essere qualcun altro, con le sue emozioni, come nel film Essere John Malkovich.

Oppure, si potranno rivivere esperienze già vissute. Creare un archivio di esperienze cui poter accedere sarà un’altra forma di arte. La realtà virtuale non emergerà improvvisamente nella sua forma finale, ma entro il 2029 sarà affascinante e convincente come la realtà vera. Ray Kurzweil.

Copyright originale “What is Enlightenment” magazine www.wie.org
Traduzione di Gagan Daniele Pietrini.
Copyright per la traduzione italiana: Innernet.