Plasmare il sé in un mondo disincantato, R. Tarnas (estratto da: Cosmo e Psiche)

Plasmare il sé in un mondo disincantato, R. Tarnas (estratto da: Cosmo e Psiche–Un approccio psicologico alla conoscenza dell’Universo, Edizioni Mediterranee 2012)

(Estratto dal Cap. 1 – La trasformazione del Cosmo)

La nostra concezione del mondo non è semplicemente il modo in cui lo vediamo. Essa si estende all’interno per formare il nostro essere più interiore e all’esterno per costituire il mondo. Rispecchia, ma anche rafforza e perfino crea le strutture, le blindature e le possibilità della nostra vita interiore. Configura profondamente la nostra esperienza psichica e somatica, gli schemi secondo cui percepiamo, conosciamo e interagiamo con ciò che ci circonda. Non meno potentemente tale concezione – le nostre credenze e teorie, le elaborazioni, le metafore, i miti, gli assunti interpretativi – costella la nostra realtà esterna, plasmando e lavorando i malleabili potenziali del mondo in mille forme di interazione sottilmente reciproca. Le visioni del mondo creano mondi.

Forse il modo più sintetico di definire l’attuale concezione del mondo consiste nel concentrarsi su ciò che di fatto la distingue da tutte le altre. Parlando in via molto generale, a caratterizzare il pensiero moderno è la fondamentale tendenza ad affermare e sperimentare una separazione radicale tra soggetto e oggetto, una netta divisione tra il sé umano e il mondo che lo comprende. Tale prospettiva può essere contrapposta a quella che ha finito per essere chiamata visione primitiva del mondo, tipica delle culture indigene tradizionali. Il pensiero primitivo non riconosce questa decisa separazione, non la ammette, mentre quello moderno non solo la sostiene, ma è essenzialmente basato su di essa.

L’uomo delle origini percepisce il circostante mondo naturale come pervaso di significato, la cui portata è al tempo stesso umana e cosmica. Vede spiriti nelle foreste, avverte presenze nel vento e nel mare, nei fiumi, sulle montagne. Ravvisa significati nel volo di due aquile sull’orizzonte, nella congiunzione di due pianeti nel cielo, nei cicli della Luna e del Sole. Al mondo primitivo viene attribuita un’anima. Esso comunica e persegue degli scopi. È pieno di segni e simboli, implicazioni e intenzioni. È animato dalle stesse risonanti realtà psicologiche che gli esseri umani sperimentano dentro di sé. Una continuità si estende dal mondo interiore dell’uomo a quello esterno. Nell’esperienza primordiale quello che posso chiamare “mondo esterno” possiede un aspetto interiore continuo con la soggettività umana. Intelligenza creativa e reattiva, spirito e anima, significa o intento sono ovunque. L’uomo è un microcosmo nel macrocosmo del mondo, partecipe della sua realtà interiore e unito al tutto in modo sia tangibili che invisibili.

L’esperienza primitiva ha luogo, per così dire, all’interno di un’anima mundi, un’anima del mondo, una matrice vivente di significato incarnato. La psiche umana è radicata in una psiche globale, della quale partecipa in maniera complessa e da cui è costantemente definita. Il funzionamento di questa anima mundi, con la sua mutevolezza e diversità, viene espresso con un linguaggio mitico e numinoso. Poiché si ritiene che il mondo parli attraverso simboli, può verificarsi una comunicazione diretta di significati e intenti da esso all’uomo. I tanti particolari del mondo empirico possiedono tutti un significato simbolico e archetipico che fluisce tra interno e esterno, tra il sé e il mondo. In questo stato di consapevolezza relativamente indifferenziato, gli esseri umani percepiscono se stessi come direttamente partecipi – emotivamente, misticamente, consequenzialmente – e in comunicazione con la vita interiore del mondo naturale e del cosmo. Per essere più precisi, questa partecipation mystique implica un complesso senso di partecipazione diretta dell’uomo non solo al mondo, ma anche ai poteri divini, e di questi al mondo in virtù della loro presenza immanente e onnipervasiva.

Per contrasto, il pensiero moderno sperimenta una divisione fondamentale tra un sé umano soggettivo e un mondo esterno oggettivo. Fatta eccezione per l’uomo, il cosmo è considerato totalmente impersonale e inconsapevole. Qualunque bellezza e valore gli esseri umani possano percepire nell’universo, questo è di per sé semplice materia in movimento, meccanicistica e priva di scopo, governata dal caso e dalla necessità. È del tutto indifferente alla consapevolezza e ai valori umani. Il mondo esterno all’uomo manca di intelligenza consapevole, di interiorità e di significato e intento propri. Dalla prospettiva contemporanea, l’individuo primordiale unisce e confonde interiore ed esteriore, e pertanto vive in uno stato di costante illusione magica, in un mondo antropologicamente distorno, speciosamente riempito del significato soggettivo della psiche umana. Per il pensiero moderno, l’unica fonte di significato nell’universo è la consapevolezza umana.

Secondo un altro modo di descrivere la situazione, si potrebbe dire che il pensiero attuale considera il mondo all’interno di una implicita struttura empirica in cui il soggetto è separato e in un certo senso contrapposto all’oggetto. Il nostro mondo è pieno di oggetti che il soggetto umano incontra e in base ai quali agisce dalla sua unica posizione di autonomia consapevole. Viceversa, il pensiero primordiale vede il mondo più come un soggetto inserito in un mondo di soggetti, senza alcun limite assoluto tra loro. In questa prospettiva, il mondo è pieno di soggetti. Il mondo primordiale è impregnato di soggettività, interiorità e di intrinseci significati e intenti.

(…) Il sistematico riconoscimento che la fonte esclusiva di significato e scopo nel mondo è la mente umana e che è un errore madornale proiettare ciò che è umano sul non umano, costituisce uno dei presupposti fondamentali – forse il presupposto fondamentale – del metodo scientifico moderno. La scienza attuale cerca con rigore eccessivo di “deantropomorfizzare” la cognizione. I fatti sono là, i significati vengono trasmessi qui. La realtà è considerata semplice, cruda, oggettiva, non abbellita dall’umano e dal soggettivo, non distorta da valori e aspirazioni. Vediamo emergere questo impulso chiaramente visibile nel pensiero moderno dai tempi di Bacone e Cartesio in poi. Se l’oggetto va adeguatamente compreso, il soggetto deve osservarlo e analizzarlo ponendo la massima cura nel sopprimere l’ingenua tendenza dell’uomo di investirlo di caratteristiche che può attribuire solo a se stesso. Affinché vi sia una conoscenza autentica e valida, il mondo oggetti – la natura, il cosmo – deve essere visto come fondamentalmente privo di tutte quelle qualità soggettivamente e interiormente presenti nella mente umana in quanto suoi fattori costituenti: consapevolezza e intelligenza, senso di scopo e intento, capacità di espressione e comunicazione, immaginazione morale e spirituale. Percepire tali qualità come intrinsecamente esistenti nel mondo vuol dire “contaminare” l’atto di conoscere con quelle che sono in realtà proiezioni umane.

(…) Privare il mondo della soggettività, della sua capacità di esprimere intenzionalmente un significato tramite l’oggettivazione e il disincanto accentua radicalmente il senso di libertà e la soggettività autonoma del sé umano, la sua fondamentale convinzione di poter plasmare e determinare la propria esistenza. Allo stesso tempo, il disincanto intensifica la capacità dell’uomo di vedere il mondo naturale fondamentalmente come un contesto da modellare e una risorsa da sfruttare a proprio vantaggio. Quando il mondo perde le sue strutture tradizionali di significato predeterminato, quando queste vengono successivamente “penetrate” e decostruite, le condizioni dell’esistenza umana – sia esterna che interiore – diventano sempre più aperte al cambiamento e allo sviluppo, sempre più soggette all’influenza, all’innovazione e al controllo umani.

(…) Parlando in termini molto generali, possiamo dire che mentre il sé umano, guidato dalle sue simbolizzazioni in evoluzione culturali, religiose, filosofiche e scientifiche, otteneva una concretezza e una distinzione sempre maggiori rispetto al mondo, progressivamente si appropriava di ogni intelligenza e anima, significato e scopo che in precedenza percepiva nel mondo, tanto da finire per localizzare queste realtà esclusivamente nel proprio interno. Per contro l’uomo, appropriandosi di ogni intelligenza e anima, significato e scopo che in precedenza percepiva nel mondo, acquisiva rispetto a esso concretezza e distinzioni sempre maggiori, accompagnate da una crescente autonomia man mano che tali significati e scopi venivano considerati sempre più plasmabili dalla volontà e dall’intelligenza umane. I due processi – informare il sé e appropriarsi dell’anima mundi – si sono sostenuti e rafforzati a vicenda, con la conseguenza di svuotare gradualmente il mondo esterno di ogni significato e scopo intrinseci.

(…) In realtà, per sintetizzare un processo estremamente complicato, la realizzazione dell’autonomia umana è stata pagata con l’esperienza dell’alienazione. Quanto è preziosa la prima, tanto dolorosa è la seconda.

– Estratto da: Cosmo e Psiche, Richard Tarnas – Edizioni Mediterranee

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– Anima Mundihttps://it.wikipedia.org/wiki/Anima_del_mondo

La psiche è l’espressione Cosmo, Intervista a R. Tarnas

La psiche è l’espressione del cosmo, R. Tarnas (Intervista)

La psiche è l’espressione del cosmo, Intervista a Richard Tarnas (2009)

La storia è piena di esempi di persone che hanno sfidato il paradigma dominante e le cui idee sono state inizialmente liquidate come frutto di ignoranza o di pazzia. Basti pensare al passaggio dal sistema geocentrico tolemaico al sistema eliocentrico di Copernico e Galileo. Oggi la moderna ricerca sulla coscienza e sulla psiche è arrivata a risultati altrettanto radicali, che richiedono un profondo cambiamento del nostro modo di pensare. “La più grande sorpresa che ho sperimentato nel corso di oltre cinquant’anni di ricerca sulla coscienza è stato scoprire lo straordinario potere predittivo dell’astrologia archetipica. A causa della mia lunga formazione scientifica inizialmente ero molto scettico in merito all’astrologia. L’idea che i pianeti e le stelle potessero avere qualcosa a che fare con gli stati di coscienza, per non parlare degli eventi nel mondo, sembrava talmente assurda e ridicola da non poterla neanche prendere in considerazione. Ci sono voluti anni e migliaia di os-servazioni convincenti perché accettassi questa possibilità, un cambiamento che ha richiesto niente di meno che una revisione radicale delle mie ipotesi metafisiche fondamentali sulla natura della realtà. Data la controversia che circonda questo problema, non avrei nemmeno voluto discutere di astrologia se Richard Tarnas non avesse pubblicato tre testi di notevole importanza basati sulla sua meticolosa e innovativa ricerca: ‘La passione della mente occidentale’, ‘Prometeo il risvegliatore’ e ‘Cosmo e Psiche’”[1]. A parlare così di Richard Tarnas è Stanislav Grof, fondatore, insieme ad Abraham Maslow, di una nuova visione della psicologia, che lui chiama transpersonale, e che parte dall’idea che l’uomo non è solo un’unità bio-psichica, ma un insieme aperto e collegato a una dimensione spirituale. Nei suoi lavori Tarnas ha spiegato il ruolo dell’astrologia come strumento per comprendere noi stessi e la nostra relazione con il cosmo. (continua nell’articolo integrale)

Richard Tarnas [1950], laureato all’Università di Harvard e all’Istituto Saybrook, è docente di Filosofia e Storia della Cultura presso l’Istituto di Studi Integrali della California, dove ha creato il programma di specializzazione in Filosofia, Cosmologia e Consapevolezza. Sito: www.cosmosandpsyche.com

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[1] The Passion of the Western Mind, Understanding the Ideas That Have Shaped Our World View (Ballantine, 1991) – Prometheus the Awakener, An Essay on the Archetypal Meaning of the Planet Uranus (Spring Publication, 1995) – Cosmo e Psiche, Un approccio psicologico alla conoscenza dell’universo (Edizioni Mediterranee, 2012)

Alchemical divination, R. Metzner (estratto dal libro)

Alchemical Divination, Ralph Metzner – Green Earth Foundation (Estratto, Libro)

Estratto dal Capitolo 1 – Sciamanesimo, Yoga e Alchimia (traduzione: Paola)

Fin dai tempi più remoti, gli esseri umani hanno praticato discipline di guarigione psico-spirituale e fisica con dedizione e intenzione. Di tre grandi tradizioni di pratiche di trasformazione che sono apparse sulla Terra, lo sciamanesimo è decisamente la più antica, in quanto risale al Paleolitico e si è preservata in alcune culture indigene del mondo fino ad oggi. Lo Yoga e l’Alchimia possono essere visti come il prolungamento o lo sviluppo, rispettivamente per il mondo orientale e per quello occidentale, dello sciamanesimo, avendo avuto origine nella cultura dei villaggi neolitici e nelle città stato dell’Età del Bronzo. In tutte e tre queste tradizioni, alcuni praticanti si focalizzarono maggiormente sulla guarigione fisica, altri sulla soluzione di problemi e per ottenere guida nella propria vita, e altri ancora nella ricerca della conoscenza, dell’illuminazione e della liberazione a livello spirituale. Molti dei nostri moderni sistemi nell’ambito della medicina, della psicoterapia, della guarigione complementare e delle pratiche spirituali, sono gli eredi di uno o l’altro filamento di queste tradizioni.

Le pratiche divinatorie, di cui ci occupiamo in questo libro, si trovano in tutte e tre queste tradizioni. Generalmente intesa come il processo di ottenere profonde conoscenze intuitive, divinazione significa letteralmente “ottenere conoscenza dal mondo divino”, cui ci si riferisce anche come “mondo interiore” o “reami superiori”. Nella sua essenza, prevede un’indagine strutturata per domande relative al passato, per la guarigione e la soluzione di problemi; o relative al futuro, per avere una visione oppure ottenere guida e indicazioni. Nella medicina, questi due tipi di divinazione corrispondono alla diagnosi, dove si definisce la causa originaria di una malattia o ferita, e la prognosi, il suo probabile decorso nel futuro.

Il famoso storico delle religioni Mircea Eliade, che ha scritto autorevoli saggi su ciascuna di queste tre tradizioni di trasformazione, parla dello sciamanesimo come di arcaiche tecniche di estasi.  La parola “estasi” deriva dal greco “ex-stasis” e significa “essere fuori”, fuori dalla struttura percettiva della realtà ordinaria, ossia essere in uno stato alterato di coscienza. L’antropologo Michael Harner, che per primo ha reintrodotto lo sciamanesimo nella cultura occidentale contemporanea, afferma che lo sciamanesimo implica essenzialmente ciò che egli chiama “lo stato di coscienza sciamanico”, con il quale si entra in una “realtà non-ordinaria” assai differente dalla realtà ordinaria della vita quotidiana.

Nelle culture indigene, la metafora dell’entrare in uno stato alterato di coscienza è il viaggio sciamanico: come il viaggio ordinario, lo stato sciamanico ha un inizio, un periodo di tempo in cui si ha varie esperienze nei mondi non-ordinari e una fine, il ritorno alla vita ordinaria e alla coscienza ordinaria. Lo/la sciamano/a entra nel viaggio sciamanico con uno scopo, che può essere una guarigione, una divinazione diagnostica, o per collegarsi con vari spiriti, per esempio gli antenati defunti, gli spiriti del luogo o esseri trascendenti. Lui/lei entrano nel viaggio per se stessi, o per la persona, la famiglia o la comunità che ne cerca l’aiuto.

Nel mondo si sono scoperte due principali tecnologie per entrare nello stato del viaggio sciamanico: il suono ritmico del tamburo o del sonaglio e le piante psicoattive o funghi. Entrambi questi metodi possono indurre determinati cambiamenti nel funzionamento del cervello che definiscono il substrato neuro-psicologico del viaggio divinatorio. Il tambureggiamento appare diffuso nell’emisfero nord delle aree dell’Asia, dell’Europa e del Nord America. Le piante psicoattive e i funghi si ritrovano maggiormente alle latitudini tropicali, in particolare nell’America Centrale e Meridionale, come pure in Africa – e ciò è dovuto, presumibilmente, alla maggior varietà di piante e vita animale propria dei tropici.

Nei primi anni del ventesimo secolo, gli psicologi e gli psichiatri che leggevano i resoconti degli antropologi sugli sciamani, tendevano a denigrarli come “medici stregoni” e spacciatori di superstiziose credenze tribali. Il viaggio sciamanico divinatorio era considerato una pratica fraudolenta o schizofrenica che non si sa come aveva acquisito di credibilità nella tribù locale. Sotto l’influenza della cultura relativistica degli studi antropologici e dell’opera di studiosi come Margaret Meade, Ruth Benedict come pure di Eliade, Harner e altri, questo modo di vedere ha lasciato il passo al riconoscimento che gli sciamani e le loro culture vivono in una visione del mondo totalmente differente, con dei presupposti diversi sulla natura della realtà.

Le due principali differenze tra la visione del mondo dei popoli di cultura sciamanica e quella moderna del materialismo scientifico sono: 1) il concetto di mondi multipli, o multipli livelli di realtà; e 2) il riconoscimento della realtà degli spiriti come esseri autonomi presenti nei vari mondi (e non esseri di pura fantasia o simboli). La visione del mondo dietro lo sciamanesimo, come pure per l’alchimia e lo yoga, è conosciuta come animismo o panpsichismo – cioè la credenza che tutte le forme della natura, sia organiche (es., piante, animali e funghi) che inorganiche (es., pietre, fiumi, montagne, venti), sia terrestri (di questo pianeta Terra) che cosmiche (altri pianeti, stelle, galassie e universo) sono intrise di energia psichica o spirituale e di coscienza.

Parlando dal punto di vista psicologico, proprio della visione scientifica del mondo occidentale, si potrebbe dire che i concetti di “altri mondi” si riferiscono a livelli o ambiti di coscienza che giacciono al di fuori dei confini della nostra solita percezione ordinaria. La psicologia del profondo che derivano dalla psicoanalisi fanno riferimento a questi ambiti normalmente inaccessibili come all’“inconscio”, o all’“inconscio collettivo”. Tuttavia, questa sarebbe una definizione troppo limitativa per lo sciamanesimo, se ci si riferisce all’“inconscio” come a qualcosa di interno all’individuo, di qualcosa che, per esempio, fa parte della psiche umana. Le pratiche sciamaniche comportano l’esplorazione non solo degli aspetti non conosciuti della nostra psiche, ma anche degli aspetti non conosciuti del mondo intorno a noi – i misteri interiori come quelli esterni.

In modo simile, gli psicologi dicono tutti i riferimenti agli “spiriti” sono in realtà delle espressioni simboliche per gli aspetti della psiche umana inconscia; e, nel caso della psicologia di Jung, sono simboli archetipici dell’inconscio collettivo. Io, tuttavia, concordo con quegli studiosi e scienziati che mettono in discussione tale visione affermando che i paradigmi occidentali della realtà dovrebbero essere rivisti e ampliati per includere il riconoscimento della realtà degli spiriti, non già come costruzioni simboliche della mente umana, ma come esseri viventi intelligenti e autonomi, con i quali è possibile comunicare e con i quali è possibile co-esistere e interagire in una realtà dai molteplici mondi. Le pratiche di divinazione alchemica poggiano su tale visione ampliata, in cui gli esseri umani sono spiriti rivestiti con forma umana che interagiscono con molteplici classi di spiriti che a loro volta rivestono diverse forme in questo e altri mondi.

Le pratiche sciamaniche di guarigione che prevedono l’ingestione di piante medicinali o allucinogene oppure funghi, includono sempre una connessione consapevole con gli spiriti di quelle piante o funghi. Questo tipo di duplice prospettiva, che riconosce la dimensione spirituale quanto quella materiale si trova anche nell’omeopatia e nella medicina erboristica tradizionale di molte culture. Quando fanno il viaggio sciamanico viaggiando in altri reami, gli sciamani invocano anche lo spirito di una specie animale, come l’Orso o l’Aquila, con il quale hanno stretto un’alleanza o una relazione di cooperazione. Inoltre, gli sciamani possono lavorare con cristalli e altre forme materiali terrestri, come anche con gli spiriti elementali dell’aria (vento), dell’acqua (come i fiumi e la pioggia) e il fuoco.

Un’importante e vasta classe di spiriti con cui gli sciamani comunicano e collaborano, sono gli spiriti degli antenati defunti – membri della famiglia che sono passati sull’altro lato, nei mondi dello spirito, avendo così accesso a una conoscenza più particolareggiata di questi mondi di quella che noi abbiamo di solito. Poi ci sono i grandi spiriti ancestrali di guida e insegnamento di intere tribù e popolazioni, tradizionalmente noti come “dei” o “divinità”, che giocano un ruolo significativo in molte mitologie del mondo.

Infine, la Terra stessa nella sua totalità viene vista dalle culture tradizionali come impregnata di un essere spirituale intelligente, una dea nota nell’antica Grecia come Gaia, o come Madre Terra tra le tribù indiane del Nord America. La teoria di Gaia di Lovelock e Margulis è il punto di vista della scienza moderna che per molti versi è parallela e convergente con le concezioni delle antiche popolazioni indigene – dove la Terra è vista come un sistema vivente che si auto-mantiene e auto-organizza. E come sappiamo, le genti antiche e le culture indigene riconoscevano non solo la Terra ma anche il Sole, la Luna e gli altri pianeti come i corpi di divinità cosmiche – e i pianeti tuttora mantengono i nomi che i Greci e i Latini avevano dato a queste divinità.—

Ralph Metzner – (1936-2019) è stato uno psicologo statunitense. Nato in Germania, successivamente si trasferisce negli USA, dove ad inizio anni ’60 partecipa alle basilari ricerche sulle sostanze psichedeliche alla Havard University con i colleghi Timothy Leary e Richard Alpert (quest’ultimo noto anche come Baba Ram Dass). È stato psicoterapista e professore emerito al California Institute of Integral Studies di San Francisco, e in queste vesti ha approfondito le sue ricerche sulla psichedelia, sullo yoga, sulla meditazione. [da Wikipedia]

Il canale di comunicazione, Paola

Il canale di comunicazione, Paola (2005)

“Ho sentito dire che c’è una finestra
che si apre da una mente sull’altra,
ma quando non c’è parete
non c’è alcun bisogno
d’inserirvi una finestra o un chiavistello.”

Rumi

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La diffusione e la popolarità di messaggi canalizzati sta portando alla ribalta una potenzialità dell’uomo che spesso viene negata o relegata in ambiti più ristretti e controllati.

Molti considerano il channelling (canalizzazione) equiparabile alla medianità e il canalizzatore (canale o channel) al medium. Negli ultimi anni i due termini hanno assunto una sfumatura diversa, intendendo il medium la persona che si offre come mezzo di trasmissione perdendo totalmente o per buona parte coscienza di sé, mentre il canale o canalizzatore riceve e trasmette rimanendo cosciente. A causa della differenza tra questi due stati di coscienza, il medium – andando in trance – dà l’idea di non interferire con la trasmissione, mentre il canalizzatore si assume la responsabilità della traduzione, ed è questa particolare condizione che suscita in molti le maggiori perplessità. Nel contesto, una persona in stato incosciente sembrerebbe più affidabile di una cosciente.

Il channelling è ora portato all’attenzione da persone che trasmettono comunicazioni dalle più disparate provenienze. Questo fenomeno può essere studiato da molti punti di vista, ma ritenerlo un’alterazione della personalità o una frode per partito preso, è negare quella parte invisibile e fondamentale dell’uomo che, seppure ignorata o misconosciuta, è – secondo me – ben più preponderante dell’espressione fisica.

Coscienza e percezione espanse fanno parte dell’essere umano e, se non si mostrano in modo più comune, è solo perché si mantengono divise parti che in realtà dovrebbero essere parimenti sviluppate. Alcuni associano le facoltà paranormali, tra le quali certe forme di comunicazione, a un positivo grado di sviluppo spirituale. Poiché la letteratura sul tema riporta maggiormente casi di personaggi di una certa levatura, non pochi suppongono che queste manifestazioni riflettano l’integrità di chi le mostra, e quindi siano per se stesse una prova di affidabilità.

Da un certo punto di vista, entrare in contatto con dimensioni diverse non è necessariamente e direttamente collegato allo sviluppo spirituale, ma più semplicemente all’aspetto fisico, poiché l’azione oggettiva su questo piano si manifesta attraverso strumenti fisici. Infatti, ad esempio, c’è chi già nasce con particolari doti o chi se le ritrova a seguito di un trauma, chi ne ha pieno controllo e chi è in loro balia (con variazioni tra gli estremi). Infine, a qualcuno si sviluppano in un percorso di crescita globale.

SOGGETTIVITA’

Qualcuno associa la canalizzazione al passaggio di qualsiasi cosa proveniente dal mondo invisibile, sia che lo si intenda come subconscio della persona che come inconscio collettivo, forme pensiero, spiriti di defunti o entità di varia natura. Altri, invece, vedono in essa un nuovo modello di comunicazione spirituale ed accettano incondizionatamente che la nutrita serie di nomi esotici corrisponda ipso facto ad esseri illuminati e benevolenti di dimensioni “superiori”.

Quando si parla di comunicazione e di informazioni canalizzate, non si possono usare i criteri di valutazione di cui ci si avvale solitamente. Tutte le discussioni sull’affidabilità del canalizzatore, del materiale o della provenienza raramente hanno delle basi oggettive su cui porre od opporre testimonianze e prove.

La dinamica che più fortemente caratterizza il channelling è la soggettività. Soggettiva è la percezione di chi canalizza o dice di farlo,  soggettive sono le fonti dei messaggi – poiché a definirle sono i canalizzatori, e soggettivo è il materiale stesso, derivando dai precedenti. E in ultimo ma non ultimo, soggettiva è la risposta di chi si trova di fronte al materiale canalizzato, in quanto – alla fine – chi ne decide l’attendibilità o meno è colui che ascolta o legge.

Volendo, si potrebbe considerare questo materiale come ogni altra informazione di questo mondo: parziale e provvisoria, vera per alcuni e falsa per altri.

IL CANALE

Caratteristica di chi canalizza è il mantenimento di uno stato di consapevolezza durante la comunicazione, trovandosi in uno stato alterato di coscienza nel comune stato di coscienza di veglia. Se il medium diventa un mezzo nello stato di trance non sapendo chi e cosa sta comunicando, un canalizzatore è cosciente dei suoi differenti stati e percezioni.

Il channelling non è semplicemente un passaggio di informazioni, ma soprattutto l’affermazione dell’apertura di un canale di collegamento e comunicazione cosciente verso e con l’invisibile. In altre parole, il vero canale è quello che si apre tra la personalità fisica ed il suo aspetto invisibile, apertura che permette di veicolare le percezioni/informazioni tra i due come tra vasi comunicanti, dove il contenuto si miscela e si livella.

L’apertura di questa modalità di comunicazione determina un rapporto diretto tra la personalità fisica e le sue controparti invisibili che si manifesta principalmente e in modo particolare nell’intimo. Da un certo punto di vista, si può dire che si tratta di un atto di fiducia verso il Tutto, poiché annullando la separazione si permette l’ingresso di ciò che prima rimaneva ignorato altrove.

L’INVISIBILE

Alcuni sostengono che “l’uomo è un essere spirituale che ha esperienze terrene”, ribaltando così il concetto di uomo terreno che ha/ può avere/ persegue esperienze spirituali. Questa prospettiva attribuisce al corpo fisico lo stato di porta e strumento sulla dimensione fisica che permette a un essere spirituale di farne esperienza utilizzando parte della sua reale totalità espansa. In questa definizione risiede la capacità che ha l’essere nello stato di umano di co-esistere con tutta la sua totalità e nel contempo – tramite questa natura fondamentale – di partecipare e di entrare in contatto con le altre dimensioni dell’invisibile.

L’apertura del canale fa entrare in comunicazione la personalità umana sia con la sua diretta controparte invisibile sia con il proprio essere spirituale. Con questo si intende che nel flusso dell’invisibile che irrompe nella coscienza della personalità fisica, si muovono correnti celate ed ignorate, molte delle quali con difficoltà riconosciute come proprie.

Il mondo dell’invisibile che si dischiude non partecipa del tempo secondo il piano fisico, ma esiste in uno stato di a-temporalità che mischia e associa senza logicità umana ciò che è di tutto l’essere espanso. Pertanto, dovendo passare su un piano governato da leggi fisiche ben precise, le cose si organizzano secondo la natura di tale piano, cioè in un’aggregazione logica apparente. In questa situazione inusuale, la mente fisica della persona non di rado osserva come “altrui” ciò che invece è “proprio”, e che può provenire sia dalla sua personalità invisibile che dal suo essere spirituale espanso sulle diverse dimensioni di esperienza.

Inoltre, sia la parte invisibile che quella spirituale di ciascuno intrattengono costantemente dei rapporti con le realtà di cui essi stessi costituiscono parte integrante, per cui – grazie a questo rapporto – ci sono relazioni anche con invisibilità e spiritualità diverse dalla propria che possono, data l’attivazione del canale di comunicazione e l’assenza di confine, inter-agire a loro volta con il corpo fisico e/o la personalità.

RESPONSABILITA’

Il mondo invisibile è denso di tutto ciò che l’uomo immagina e non immagina possa esserci. Quali che siano i termini utilizzati nelle differenti culture, muoversi all’interno di esso senza lasciarsi sopraffare dalla consistenza delle coscienze che lo formano necessita di strumenti che salvaguardino l’individualità.

Il primo atto di responsabilità assunto da chi riconosce l’apertura del proprio canale è verso se stesso, in quanto tale stato può essere talmente dirompente da spezzare i legami di una personalità che, pure, ha il suo motivo di esistenza.

La centratura deriva primariamente dal conoscere se stessi, lavoro sempre in corso che fornisce l’ancoraggio utile a non perdersi nel gioco degli specchi. La centratura aiuta così la persona a gestire e gestirsi – e non ad essere gestita – perché fuori dal mondo fisico leggi e valori sono differenti e, quindi, l’interazione tra i mondi personali deve in qualche modo essere adattata al piano corrispondente, nello specifico quello fisico.

Il discernimento che si acquisisce coltivando la centratura, è uno stato di vigilanza che permette di vagliare il flusso dei dati. Aprire la porta comunicante è definitivo, ed illudersi di poterla richiudere per tornare a uno stato di “inconsapevolezza” significa in realtà lasciarla incustodita. Lo stato di vigilanza che dovrebbe caratterizzare chi si è aperto, favorisce il sottile riconoscimento di ciò che è proprio da quello altrui, poiché a questo punto pensieri ed elaborazioni possono sembrare “propri”.

Nella comunicazione tra i mondi si è responsabili in prima persona di ogni percezione raccolta, non importa quale sia la provenienza, essendo la responsabilità su questo piano di chi su questo piano agisce.

Il discernimento è particolarmente importante durante la percezione mentre la centratura pesa maggiormente nell’elaborazione del percepito. Poiché lo stato di coscienza che permette la percezione è definito alterato, cioè “altro” o “modificato” rispetto allo standard, così la trasposizione sul piano umano può incontrare una serie di filtri e strutture della personalità di cui spesso non si è consapevoli e che influiscono su integrità e chiarezza di percezione, elaborazione e trasmissione.

La qualità del collegamento e della percezione sono caratterizzati dall’integrità della persona e del suo stato di coscienza del preciso momento in cui questi avvengono. Supporre che questa apertura garantisca percezione e corretto trasferimento immutabili nel tempo, significa non tenere conto degli aspetti umani e contingenti che coinvolgono la personalità. Il continuo lavoro di raffinamento degli strumenti percettivi non garantisce di per sé la qualità della comunicazione, qualità che dipende in buona misura dal grado di consapevolezza della persona in quello specifico momento.

LA COMUNICAZIONE

Un’apertura più o meno consapevole del canale di comunicazione è più diffusa di quanto si pensi, ma – essendo spesso un processo ignorato o represso – molti pensano che si tratti di facoltà specifiche di un ristretto numero di persone, e non considerano la possibilità di stare già avendo accesso al proprio canale preferenziale, con tutte le potenzialità conseguenti. Accorgersi dell’apertura del canale di comunicazione comporta una presa di coscienza che non può essere ignorata.

Entrare in rapporto diretto con una parte di sé sconosciuta può modificare o anche (s)travolgere l’intera esistenza di una persona. I riferimenti esterni possono perdere di significato o caricarsene di totalmente diversi; i concetti acquisiti per educazione e cultura si mostrano come tali; i rapporti interpersonali assumono un carattere più ampio, riconoscendo negli altri non solo la personalità fisica ma la loro totalità; gli avvenimenti non fanno più parte di una vita terrena limitatamente intesa, ma sono riflessi e risposte che dall’invisibile si proiettano in questo mondo visibile; l’esistenza diventa agibile e fruibile su differenti piani di espressione, osservando ogni azione riverberarsi in onde che raggiungono orizzonti precedentemente nascosti alla vista.

All’interno di questa nuova realtà, colma di presenze e di differenti intendimenti, ciascuno sceglie la propria via d’azione in base a ciò che soggettivamente decide come opportuno per procedere su quel cammino che in passato seguiva indicazioni oggettive. In altre parole, aprendosi il collegamento e volendo passare all’esplorazione di mondi invisibili, cartelli e indicazioni sono nell’invisibile e, come succede visitando una regione sconosciuta, a volte occorre domandare informazioni agli abitanti del luogo ed anche, se è il caso, chiedere a qualcuno di far da guida.

LINGUAGGI E CONTENUTI

La comunicazione è condizionata dai mezzi utilizzati, siano essi strumenti tecnologici o apparati biologici. Il cervello umano traduce in termini di frequenze riconoscibili per la struttura di cui fa parte – e della quale è al servizio – qualcosa che di per se stesso è di altra natura: per esempio, traduce per il nostro corpo fisico alcune frequenza come gradazioni di calore, altre come suoni, altre ancora come colori, e così via, e per ciascuna frequenza utilizza differenti sensori e decodificatori pur facendo tutti parte del medesimo corpo. Ed ecco, poi, che alcune persone vedono i suoni, altre hanno la percezione tattile dei colori ed infine c’è chi vede e sente cose che nessuno intorno riesce a cogliere. Le capacità di ricezione ed elaborazione del cervello umano sono poco conosciute, soprattutto quando osservate fuori da una cosiddetta ‘normalità’.

La trasposizione in linguaggio e contenuto di una comunicazione di natura strettamente personale è molto individuale, potendo anche dire che – a un certo livello – questa comunicazione diventa una comunione, senza movimento da … a …, proprio come nei vasi comunicanti, dove la variazione in uno dei due comporta un’istantanea ed identica rispondenza nell’altro.

Questa dinamica coinvolge anche chi canalizza per altri. Si potrebbe dire che chi legge o ascolta comunicazioni canalizzate, osserva solo quello che fuoriesce dal vaso fisico e non l’essenza (eventualmente) immessa. Quindi, il contenuto prodotto e veicolato durante la canalizzazione può essere commisto al materiale personale di chi lo ha percepito, cioè risente non solo della sua cultura, esperienze di vita, preferenze ed interessi – ma anche del livello di centratura, discernimento ed integrità che vive. A volte, questo si mostra in modo palese quando più persone affermano di canalizzare la medesima entità.

L’OSSERVAZIONE

Centratura, discernimento e integrità sono qualità che occorrono non solo a chi ha il proprio canale aperto, ma anche a chi entra in contatto con messaggi canalizzati. Come il canalizzatore utilizza questi strumenti per mantenere la consapevolezza della propria esperienza con l’invisibile, così dovrebbe essere per chi si trova di fronte a materiale canalizzato, essendo il rapporto di responsabilità che intercorre in questo successivo passaggio di informazioni identico, seppur traslato di piano.

Come il grado di consapevolezza e di coscienza di un canale definisce la qualità del suo contatto con l’invisibile, così la qualità del canalizzatore e di quanto espone è definita dal grado di consapevolezza e di coscienza di chi legge o ascolta.

La comunicazione con l’invisibile è una realtà aperta a tutti, anche per chi non ne è consapevole, pertanto la pulizia degli strumenti di percezione e lo sviluppo di centratura, discernimento ed integrità non è responsabilità particolare di qualcuno ma di ciascuno, non importa a quale mondo si rapporti.—

– Estendere i confini, 4